Parc archéologique de Paestum

Al Museo visite guidate ai vasi più belli di Paestum

Alcuni tra i vasi più belli conservati al museo di Paestum saranno i nuovi protagonisti di questa estate: a partire dal 5 luglio, e fino al 30 agosto, ogni venerdì alle ore 11:00, gli assistenti alla fruizione del Parco Archeologico di Paestum guideranno i visitatori tra le bacheche del Museo alla scoperta della ceramica pestana. Oggetto di attenzione saranno anche dei piccoli frammenti ceramici che permetteranno lo sviluppo di un interessante dibattito sulla fondazione di Poseidonia e su chi fossero i coloni che vennero qui ad abitare.

Per lungo tempo gli abitanti di Paestum hanno importato dalla Grecia i celebri vasi a figure nere e a figure rosse. Poi nel IV sec. a.C. le cose cambiarono: dalle botteghe di Paestum cominciarono ad uscire splendide ceramiche decorate, con uno stile inconfondibile e motivi che intrecciavano il mito a scene della vita quotidiane e irresistibili caricature comiche. Si trattava dei vasi che avrebbero poi arricchito i corredi delle tombe dipinte. E proprio nelle botteghe di Paestum erano attivi gli unici due “pittori di vasi” del mondo magno-greco che firmavano i propri capolavori, Assteas e Python che scopriremo insieme durante questo viaggio nel museo!

Tutto questo, e molto altro, animeranno i racconti sulle ceramiche di Paestum del nuovo percorso di visita Paestum Ceramica.

INFO:

Ogni venerdì alle ore 11:00, dal 5 luglio al 30 agosto 2019, l’appuntamento è alla biglietteria del Museo.

L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco. Per informazioni ed eventuali prenotazioni tel. 0828/811023 o mail pae.fruizione@beniculturali.it

Dall’11 luglio, anche Paestum ha la sua icona contemporanea. Ma mentre a Pompei e Agrigento sono le opere neoclassiche di Mitoraj a mettere in dialogo l’archeologia e il contemporaneo, a Paestum è il linguaggio arcaico di Mimmo Paladino a mergersi con le architetture doriche di sesto e quinto secolo a.C. È, infatti, il primo dei famosi cavalli realizzati dall’artista, il “padre della mandria” come l’ha chiamato scherzosamente Paladino, a tornare in un luogo per il quale era originariamente concepito, ma da dove è stato portato via da tempo.

Realizzato nel 1999 per il MMMAC (Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea), dopo essere stato esposto per alcuni anni nelle vicinanze del sito di Paestum, il “Cavallo di sabbia” era finito a Fisciano in provincia di Salerno, a seguito di uno sfratto e vicissitudini varie. Ora, un accordo siglato tra il Parco Archeologico di Paestum, guidato dall’archeologo Gabriel Zuchtriegel, e il MMMAC, diretto da Nuvola Lista, ha permesso di riportare l’opera, che è realizzata con sabbia presa dalla spiaggia di Paestum, al suo luogo di origine.

La drammaturgia ‘teatrale’ dell’opera

La scultura del cavallo, alta circa 4 metri, indossa una maschera di ferro che rimanda alle tombe del periodo lucano. È stata posizionata su un piedestallo tra il Tempio di Nettuno e il tempio di Hera noto come ‘Basilica’. “Tale collocazione è di grande impatto – commenta Nuvola Lista – Come in una drammaturgia teatrale, il cavallo si svelerà pian piano ai visitatori intenti ad ammirare i templi. Un incontro inaspettato con un imponente cavallo immobile che riuscirà a dare vita ad un’atmosfera sospesa nel tempo. Con tali suggestioni il pubblico si ritroverà ad essere parte dell’installazione artistica”.

L’emozione di Zuchtriegel

Emotiva la reazione del direttore Zuchtriegel, il quale confessa: “Quando l’ho visto arrivare ero così colpito da questo dialogo fra la scultura di Paladino e le colonne doriche che mi veniva da piangere. Mi sono trattenuto perché ero circondato da collaboratori e turisti, ma vi assicuro che è un’emozione molto forte vedere questa scultura nel santuario meridionale della città antica, che nell’antichità ospitava, oltra al tempio di Hera ‘signora dei cavalli’, numerose statue votive, a cui il cavallo di Paladino sembra rimandare”.

La polemica

Non mancano voci critiche, soprattutto in merito alla scelta di posizionare la scultura in un luogo così nevralgico quale lo spazio tra i due templi maggiori del sito archeologico. Sui social, infatti, tra commenti affermativi, emerge anche la preoccupazione di “un’ennesima profanazione di luoghi sacri alla cultura mondiale”. C’è chi teme di trovarsi davanti a “ignominie spacciate per opere d’arte, che degustano e profanano i luoghi dove la vera arte esiste”. I due giovani direttori reagiscono con toni placati, sottolineando che in ogni caso si tratta di un’istallazione temporanea. “Inoltre, invitiamo tutti a vedere l’opera sul posto e di continuare la discussione, l’arte serve a questo” concludono Lista e Zuchtriegel, ricordando, tra l’altro, che con l’installazione di Carlo Alfano del 1976, realizzata vis-à-vis con la celeberrima Tomba del Tuffatore su invito dell’allora soprintendente Mario Napoli, Paestum può vantare un ruolo pionieristico nel connubio tra archeologia e arte contemporanea. “All’epoca le resistenze erano ancora più forti – racconta Zuchtriegel – tanto è vero che Mario Napoli per ottenere le autorizzazioni necessarie fece passare l’opera di Alfano come ‘arredamento di giardino’, dal momento che temeva che altrimenti non glielo facessero fare”.

Cartella stampa:

https://drive.google.com/drive/folders/1sa4N8mfwqwfGnrL73I6H0mZ7dm9EgumT

Bureau de presse

Dall’11 luglio, anche Paestum ha la sua icona contemporanea. Ma mentre a Pompei e Agrigento sono le opere neoclassiche di Mitoraj a mettere in dialogo l’archeologia e il contemporaneo, a Paestum è il linguaggio arcaico di Mimmo Paladino a mergersi con le architetture doriche di sesto e quinto secolo a.C. È, infatti, il primo dei famosi cavalli realizzati dall’artista, il “padre della mandria” come l’ha chiamato scherzosamente Paladino, a tornare in un luogo per il quale era originariamente concepito, ma da dove è stato portato via da tempo.

Realizzato nel 1999 per il MMMAC (Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea), dopo essere stato esposto per alcuni anni nelle vicinanze del sito di Paestum, il “Cavallo di sabbia” era finito a Fisciano in provincia di Salerno, a seguito di uno sfratto e vicissitudini varie. Ora, un accordo siglato tra il Parco Archeologico di Paestum, guidato dall’archeologo Gabriel Zuchtriegel, e il MMMAC, diretto da Nuvola Lista, ha permesso di riportare l’opera, che è realizzata con sabbia presa dalla spiaggia di Paestum, al suo luogo di origine.

La drammaturgia ‘teatrale’ dell’opera

La scultura del cavallo, alta circa 4 metri, indossa una maschera di ferro che rimanda alle tombe del periodo lucano. È stata posizionata su un piedestallo tra il Tempio di Nettuno e il tempio di Hera noto come ‘Basilica’. “Tale collocazione è di grande impatto – commenta Nuvola Lista – Come in una drammaturgia teatrale, il cavallo si svelerà pian piano ai visitatori intenti ad ammirare i templi. Un incontro inaspettato con un imponente cavallo immobile che riuscirà a dare vita ad un’atmosfera sospesa nel tempo. Con tali suggestioni il pubblico si ritroverà ad essere parte dell’installazione artistica”.

L’emozione di Zuchtriegel

Emotiva la reazione del direttore Zuchtriegel, il quale confessa: “Quando l’ho visto arrivare ero così colpito da questo dialogo fra la scultura di Paladino e le colonne doriche che mi veniva da piangere. Mi sono trattenuto perché ero circondato da collaboratori e turisti, ma vi assicuro che è un’emozione molto forte vedere questa scultura nel santuario meridionale della città antica, che nell’antichità ospitava, oltra al tempio di Hera ‘signora dei cavalli’, numerose statue votive, a cui il cavallo di Paladino sembra rimandare”.

La polemica

Non mancano voci critiche, soprattutto in merito alla scelta di posizionare la scultura in un luogo così nevralgico quale lo spazio tra i due templi maggiori del sito archeologico. Sui social, infatti, tra commenti affermativi, emerge anche la preoccupazione di “un’ennesima profanazione di luoghi sacri alla cultura mondiale”. C’è chi teme di trovarsi davanti a “ignominie spacciate per opere d’arte, che degustano e profanano i luoghi dove la vera arte esiste”. I due giovani direttori reagiscono con toni placati, sottolineando che in ogni caso si tratta di un’istallazione temporanea. “Inoltre, invitiamo tutti a vedere l’opera sul posto e di continuare la discussione, l’arte serve a questo” concludono Lista e Zuchtriegel, ricordando, tra l’altro, che con l’installazione di Carlo Alfano del 1976, realizzata vis-à-vis con la celeberrima Tomba del Tuffatore su invito dell’allora soprintendente Mario Napoli, Paestum può vantare un ruolo pionieristico nel connubio tra archeologia e arte contemporanea. “All’epoca le resistenze erano ancora più forti – racconta Zuchtriegel – tanto è vero che Mario Napoli per ottenere le autorizzazioni necessarie fece passare l’opera di Alfano come ‘arredamento di giardino’, dal momento che temeva che altrimenti non glielo facessero fare”.

Cartella stampa:

https://drive.google.com/drive/folders/1sa4N8mfwqwfGnrL73I6H0mZ7dm9EgumT

Bureau de presse